sabato 1 giugno 2013

Il Libro Dei Morti Tibetano


La convinzione più diffusa è che la più antica religione del Tibet sia il Buddismo, contrariamente i tibetani ancora oggi in cuor loro, sono fedeli alla religione delle origini, della fondazione del Tibet. Tale religione prende il nome di Bon.

Le documentazioni delle origini del Tibet sono poche e confuse. Quello che si sa è che inizialmente era popolato da pastori nomadi provenienti dall'Asia centrale. La storia del Tibet come nazione inizia con il Re Tho-tho-ri-Nyantsen nel 173 a.C. In quel periodo la religione praticata era di tipo sciamanico, detta anche Bön. Di quel periodo si può ancora ammirare il monastero di Yumbulakhang, nei pressi di Tsedang.

Secondo la tradizione detta religione fu fondata da Shenrab Miwo, vissuto circa quindicimila anni fa. Per accertarmi delle vere origini del Bon, ho cercato sia sul web che nei libri in mio possesso, purtroppo senza trovare una traccia possibile. Quindi ognuno è libero di ipotizzare qualsiasi data.

Contrariamente il buddismo fu importato in Tibet da uno straniero proveniente dall’India o dall’Iran. Un misterioso maestro dai poteri magici. Autore del famoso libro tibetano dei morti, conosciuto con il nome di Padmasambhava, in sanscrito, (il nato dal loto).

Se teniamo conto che molti sommi sacerdoti fondatori di antiche civiltà come Padmasambhava per il Tibet e per esempio nella tradizione maya, comparvero dal nulla, non è azzardato immaginare che entrambi fossero viaggiatori delle stelle. (Alieni).

Il libro tibetano dei morti, descrive le esperienze che l'anima vive dopo la morte, o meglio nell'intervallo di tempo che, secondo la cultura buddista, sta tra la morte e la rinascita. Questo intervallo si chiama, in tibetano, bardo. Il libro include anche capitoli riguardanti i simboli di morte, i rituali da intraprendere quando la morte si avvicina, o quando ormai è avvenuta.

La copia originale è conservata presso un monastero buddhista nella città di Darjeeling, in India. Il libro, risale all'VIII secolo d.C. e raccoglie l'insegnamento sulla vita e la morte predicato dal grande maestro Padmasambhava, figura semileggendaria e fondatore del buddhismo tibetano. Ancora oggi, secondo alcuni studiosi, dopo oltre mille anni, questo libro presenta una delle descrizioni più intense dei passaggi che precedono e seguono il percorso di un trapassato.
(Secondo me, la descrizione del trapasso, ha molto in comune con le OBE. Soprattutto per i riferimenti ai tunnel e alla intensa luce alla fine del tunnel. Il trapassato secondo il racconto, appena resosi conto di essere morto si chiede cosa fare: Sono morto, che debbo fare?

Il libro riporta che si sentirà , miserabile come un pesce fuor d'acqua su tizzoni ardenti. La coscienza, non avendo nessun oggetto su cui soffermarsi, sarà simile a una piuma trasportata dal vento. Ci si sentirà perduti per la totale privazione delle capacità sensoriali, e la forte nostalgia delle esperienze terrene, ricordi e gesti del passato, che non si possono più ripetere a causa della perdita del corpo.

(Il passaggio sopra trovo che sia inconsistente, perché le capacità sensoriali diversamente da quello che racconta il libro dei morti, in realtà dopo il trapasso sono mille volte più sottili e numerose per via della nuova condizione astrale del corpo. (Come dire che il libro dei morti a mio avviso come tutte le cose umane, e intriso di alcune verità e tanti inganni, per impedirci di arrivare ad una possibile comprensione del tutto).

Secondo il libro il desiderio di rinascita, nel defunto, diventerà sempre più impellente, un vero tormento. Questo desiderio sarà una vera tortura, perché si avvertirà come una sete che brucia la gola, un tormento in un deserto di sabbia bollente.
(Anche questo passaggio come il primo, trovo sia forviante, in quanto un trapassato, prima di desiderare di reincarnarsi, (oltretutto in un modo secondo me davvero discutibile dato che il libro racconta che il trapassato si reincarnerà nell’istante in cui una coppia di umani libererà il seme della vita, o cellula geminale maschile (spermatozoo), vorrà prima di tutto rendersi conto dove si trova. Ammesso ne abbia il tempo dato che appena dopo il trapasso secondo le mie modeste (“teorie”), sarà catturato, o se preferite adescato con uno stratagemma dalle forze demoniache che controllano anima.

Contrariamente dal buddismo, il Bön per il Tibet costituisce l'autentica ed originaria tradizione tibetana di insegnamenti, sin dalle origini della sua storia. Gli insegnamenti del Bön, secondo la tradizione, sono stati trasmessi dal Maestro Tonpa Shenrab.
Dal punto di vista geografico, le dottrine del Bön provengono dallo Zhang Zhung, un antico Regno della cui esistenza si ha oggi piena conferma, situato nell'area occidentale del Tibet.

Nel corso del settimo e ottavo secolo, con l'adozione del Buddhismo quale religione di stato del Tibet, la tradizione Bön fu considerata non “utile” per gli interessi del popolo tibetano. Dopodiché iniziarono veri e propri persecuzioni contro i sacerdoti e i seguaci, con lo scopo di sradicarla perché ritenuta troppo severa. (E’ sorprendente come le religioni, in ogni parte del mondo siano caratterizzate dai medesimi eventi. Vedi i catari per quanto riguarda il cristianesimo).

Molti maestri e praticanti Bönpo dovettero fuggire, dopo aver occultato i testi e le scritture ritenute sacre al fine di evitare la loro distruzione. Gli insegnamenti del Bön comunque sopravvissero, in particolare tra la gente comune che aveva seguito per generazioni tali pratiche. Dall’epurazione, ci fu un lungo intervallo di tempo che durò fino all'undicesimo secolo. La successiva rinascita del Bön ebbe inizio con la scoperta di un certo numero di importanti testi sacri, nell'anno 1072 d.c. da parte di Shenchen Luga (969/1035 d.c.), maestro che diede un contributo fondamentale per far rivivere nella popolazione gli insegnamenti Bönpo.

Un aspetto assolutamente specifico del Bon è l’enfasi sull’aldilà, specialmente dello stato intermedio. Alla loro morte, i re andavano nell’aldilà, e per soddisfare le loro necessità durante il viaggio si compivano sacrifici animali. Sicuramente venivano seppelliti dipinti, cibo e tutto ciò di cui una persona può aver bisogno nel suo viaggio dopo la morte.

In tale passaggio ci troviamo in piena tradizione egizia descritto nel libro dei morti. Come dire che la storia è sempre la stessa .. salvo qualche sfumatura. Secondo le mie modeste conoscenze, i creatori dell’uomo, per meglio controllare le specie biologiche dell’universo organico, hanno inserito nel loro DNA, l’esigenza di credere in un Dio creatore e misericordioso con la promessa del “paradiso” o come preferite immaginarlo. Tanto è vero che le civiltà, sono state tutte fondate da un essere misterioso dai poteri magici. La civiltà occidentale si regge almeno a livello di gregge, sulla natura divina di Gesù. Un essere nato da una vergine, naturalmente con poteri magici, ecc. ecc. ecc. fino al prossimo reset, o diluvio universale, oppure era glaciale. Un sistema silenzioso ed efficace per ristabilire la prima regola: l’uomo deve rimanere ignorante ….. perché se si sveglia il gioco finisce. E questo vale sia per la terra che per il “cielo”.

Fonte: Il libro Tibetano dei Morti e Le origini del Buddismo

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