sabato 22 ottobre 2016

L’intelligenza delle piante


(1)Premessa:
Penso che sia molto difficile accettare il fatto che la scienza ignora la vera storia dell’umanità; le vere origini, e ciò che le è stato sottratto dai colonizzatori alieni giunti sulla terra milioni e forse miliardi di anni fa.

Allo stesso modo, nessuno con un minimo di istruzione e intelligenza può accettare che nel 500 la chiesa e i poteri ad essa collegata sostenessero che la terra fosse piatta piuttosto che rotonda come sosteneva anche Galileo, che per salvare la testa, diversamente da Giordano Bruno, acconsentì a smentire la sua convinzione, nonostante, i sumeri 4 mila anni prima disegnavano mappe stellari oltre il nostro sistema solare di forma sferica …

E come se nulla fosse, la “scienza”, ancora una volta finge di ignorare le antiche conoscenze per domandarsi se gli animali sono esseri coscienti. Cioè, se sono consapevoli di esistere, e di produrre pensiero proprio, nonostante che le nuove riscoperte provano che anche le piante, possiedono capacità cognitive e quindi di comunicare tra loro, e udite, udite, anche con gli umani. Se impariamo a comunicare con loro, immaginate, le notizie del nostro passato che potremmo conoscere, senza che queste vengano filtrate, corrotte e manipolate dai “padroni” del mondo e della nostra vita materiale.

Personalmente penso che questi pseudo scienziati ci “marciano”. La scienza o presunta tale, fino a qualche centinaia di anni fa, si chiedeva se la donna possedesse l’anima, pur sapendo che una forma di vita può esistere a diversi livelli di e esistenza.

Lo scopo è sempre lo stesso. Impedire ad un numero importante di menti meno assoggettate psichicamente di scoprire la verità sulla condizione umana e il resto del creato, prima che sopraggiunga la morte; una morte programmata per impedire all’anima di emergere sulla materia, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.

Di seguito una breve ricerca che prova ampiamente che le piante tra i tre regni, non sono seconde agli altri due regni. Anzi per coerenza dovremmo considerarle fratelli e sorelle maggiori, dato che su questo mondo possono vivere senza interruzione anche 13 mila anni, e forse più. A parte il verme e la medusa immortale.

A cura di Arte e anima.

(2)L’intelligenza delle piante di Damiano Fedeli Giornalista ed altro

La prossima volta che vi capiterà di osservare un albero, o anche solo un cactus della terrazza, certo li guarderete con occhio diverso. Perché le piante, dalla quercia più imponente al fiore più esile, hanno una «testa pensante»: riflettono, si scambiano informazioni o avvertimenti, prendono decisioni. E il loro cervello segreto è nelle radici.

Una verità che Charles Darwin aveva già sospettato e che viene confermata dalla scienza. Su ogni singola punta delle radici (il nome è apice radicale) c'è un gruppo di cellule che comunica usando neurotrasmettitori, proprio come i nostri neuroni; e queste cellule elaborano e rispondono alle informazioni che arrivano qui da tutta la pianta.

Ciascun apice è autonomo, ma può anche coordinarsi con gli altri. Un vero e proprio cervello diffuso il cui funzionamento a rete ricorda quello di internet, e che permette agli alberi non solo di comunicare, ma persino di avere una memoria e una sorta di autocoscienza.

La scoperta è di un gruppo di ricercatori delle Università di Firenze e di Bonn e rappresenta una svolta in ciò che finora si sapeva sui vegetali. È nata persino una nuova scienza, la neurobiologia vegetale, di cui si è tenuto di recente a Firenze il primo congresso internazionale.

Gli studiosi della nuova disciplina hanno dato vita alla Society for plant neurobiology e a una rivista, Plant signaling & behavior (comunicazione e comportamento delle piante). Nel capoluogo toscano sta poi per nascere il primo laboratorio al mondo per questa materia, destinato a diventarne centro di riferimento.

«Le ricerche degli ultimi quattro anni hanno portato prove che le piante si comportano come esseri intelligenti. Il rischio per noi è stato che si equivocasse una ricerca scientifica solida con credenze popolari che hanno diffuso una serie incredibile di sciocchezze» avverte Stefano Mancuso, del dipartimento di ortoflorofrutticoltura dell'Università di Firenze.

«La neurobiologia vegetale è nata qui e all'Università di Bonn, con il team di Frantisek Baluska, dell'Istituto di botanica molecolare e cellulare. Abbiamo scoperto che in ciascun apice radicale c'è una zona, detta di transizione, le cui cellule hanno caratteristiche neuronali. Mettono cioè in atto una trasmissione sinaptica identica a quella dei tessuti neurali animali».

L'impulso scorre nel cervello della pianta attraverso molecole, i neurotrasmettitori, molti dei quali sono gli stessi con cui comunicano i neuroni animali. «In questi apici troviamo glutammato, glicina, sinaptotagmina, gaba, acetilcolina. Ci siamo chiesti: che cosa ci stanno a fare, se le piante non hanno una trasmissione sinaptica?» racconta il ricercatore. Se era noto che i vegetali producono sostanze attive neurologicamente, come caffeina, teina o cannabina, la scoperta di neurotrasmettitori ha evidenziato l'attività neurale.

Anche il ruolo del più importante ormone vegetale finora conosciuto, l'auxina, è stato ridefinito. Baluska: «Permette alla pianta di accrescersi o di emettere nuove radici ed è un neurotrasmettitore specifico dei vegetali, molto simile alle nostre melatonina o serotonina».

«È tempo di dare il benvenuto alle piante nel novero degli organismi intelligenti» afferma Peter Barlow, della School of biological science dell'Università di Bonn. Una prova di «intelligenza vegetale», del resto, è il comportamento in caso di difficoltà. Le piante agiscono infatti con lo stesso sistema prova-errore degli animali: davanti a un problema procedono per tentativi fino a trovare la soluzione ottimale di cui, poi, si ricordano quando si presenta una situazione simile.

Se per esempio manca acqua, aumentano lo spessore dell'epidermide, ne chiudono le aperture, gli stomi, evitando la traspirazione. Riducono poi il numero di foglie aumentando quello delle radici per esplorare zone vicine.

Viene da chiedersi, però, se non si tratti di stimoli puramente meccanici. «No, si tratta di un comportamento intelligente» sostiene Mancuso. «Se le radici dovessero solo trovare acqua, potrebbe essere automatico. Ma devono anche cercare ossigeno, nutrienti minerali, crescere secondo il senso della gravità, evitare attacchi.

E valutare quindi contemporaneamente le comunicazioni chimiche che le piante si scambiano attraverso l'aria e la terra: messaggi sullo stato di salute o sui parassiti. Se sono attaccate da patogeni, comunicano alle simili della stessa specie con gas e sostanze volatili che c'è un pericolo, invitandole ad aumentare le difese immunitarie. I vegetali, così, dimostrano di essere anche sociali».

Sociali ma non necessariamente socievoli. Essendo esseri territoriali, le piante si mandano segnali del tipo «qui ci sono io», emettendo sostanze disciolte nel terreno. Le radici intercettano le comunicazioni, capiscono se hanno vicino una pianta della stessa specie, e in tal caso la reazione è blanda, oppure se è un'avversaria, e allora diventano aggressive fino a lanciare sostanze velenose.

Tenendo conto di tutti questi stimoli l'apice decide cosa fare. Decisione che viene anche dal ricordo: una pianta che ha già affrontato un certo problema è in grado di rispondere in modo più efficiente. «Questa caratteristica» ricorda Mancuso «era nota: si parlava di acclimatazione. Per esempio, l'olivo a ottobre-novembre si modifica per affrontare l'inverno. Finora lo si spiegava come una risposta meccanica alle variazioni ambientali. In realtà la pianta decide di farlo quando sente le condizioni che ha memorizzato».

Le piante hanno anche una certa coscienza di sé. Diversi esperimenti hanno mostrato che, prendendone due geneticamente identiche, due cloni, e mettendole accanto, quella che è messa in ombra dall'altra si muove alla ricerca di luce. Se invece si accorge di essere essa stessa a farsi ombra con un ramo, nulla accade.

Ma tutte le piante sono ugualmente dotate? Un filo d'erba ha lo stesso Q.I. di una quercia centenaria? «È possibile che ci siano piante più intelligenti, ma ancora non lo sappiamo» riconosce Mancuso. «Per misurare il quoziente intellettivo di un ratto lo si mette in un labirinto e si guarda quanto impiega ad arrivare al cibo.

Si è visto che una radice di mais inserita in un labirinto la cui meta era dell'azoto ci arrivava senza sbagliare, trovando la via più corta: in questo caso si tratta di organi di senso più raffinati».

«Siamo appena all'inizio di una rivoluzione nel nostro modo di pensare alle piante» commenta Dieter Volkmann, del gruppo di Bonn. Questi studi, oltre a rivoluzionare le conoscenze sulle piante, hanno ricadute anche sull'uomo. I neuroni verdi possono fungere da modello per sperimentare terapie contro malattie degenerative del sistema nervoso, come il morbo di Parkinson e di Alzheimer.

«Gli animali vengono utilizzati, e con successo, in questo tipo di studi. Usare le piante non è però un regresso nella scala evolutiva» dice Mancuso. «Una cellula neuronale vegetale è sì un modello semplificato di neurone, ma proprio per questo consente di individuarne più facilmente i meccanismi.

Non ci sono problemi di vivisezione e le cellule delle piante sono facilmente trasformabili geneticamente, caratteristiche che potrebbero farne un materiale da laboratorio valido dalla ricerca di base alle applicazioni terapeutiche.

Il Medical research council di Cambridge, il laboratorio di biologia molecolare fucina di premi Nobel, collabora con noi in questo campo». Non è finita: i neuroni delle piante potrebbero presto diventare un modello anche per gli studi sull'intelligenza artificiale.

Le piante carnivore hanno un intero arsenale a disposizione per attirare le prede: colori accesi, nettari deliziosi... Finora però nessuno sapeva che fossero anche in grado di produrre una particolare bioluminescenza blu acceso, invisibile all'occhio umano ma non alle malcapitate prede, come quella visibile in quest'immagine di una pianta Nepenthes khasiana scattata nell'ultravioletto.

Come rivela infatti un nuovo studio pubblicato sulla rivista Plant Biology, le piante carnivore posseggono cellule specializzate capaci di produrre questa colorazione all'ultravioletto che di sicuro non sfugge agli insetti, ma forse, sospettano i ricercatori, anche a piccoli mammiferi.

(3)Quel che una pianta sa: l’affascinante intelligenza delle piante

Come fa un fiore di ciliegio a sapere quando è ora di sbocciare? Si rende davvero conto che è arrivata primavera? E come fa una Venere acchiappamosche a capire quando far scattare le sue foglie e intrappolare la preda? È forse in grado di avvertire le sottilissime zampe dell’insetto? Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi un estratto del libro “Quel che una pianta sa“, del biologo Daniel Chamovitz, pubblicato da Raffaello Cortina Editore. L’autore punta lo sguardo sulle modalità con cui i vegetali fanno esperienza del mondo, dai colori che “vedono” agli odori che “annusano”, a quel che “ricordano”. Noi e i vegetali siamo figli della medesima evoluzione anche se due miliardi di anni fa è avvenuta la grande biforcazione tra le bellissime forme animali e quelle vegetali. In questo viaggio tra erbe, fiori e alberi, possiamo imparare come le piante distinguano l’alto dal basso, come si accorgano che una loro vicina è infestata, scoprendo che con i girasoli e le querce abbiamo in comune molto più di quanto possiamo immaginare. Ecco il prologo del libro…

Il parallelismo fra i sensi delle piante e i sensi negli esseri umani ha cominciato ad affascinarmi negli anni Novanta del secolo scorso, quando ero ancora un giovane assegnista di ricerca alla Yale University. Mi interessava studiare un processo biologico specifico delle piante che non avesse alcuna relazione con la biologia umana (probabilmente, per reagire al fatto che in famiglia c’erano altri sei dottori, e tutti in medicina).

Perciò, mi attraeva indagare su come le piante usino la luce per regolare il proprio sviluppo, e nel corso delle mie ricerche ho scoperto un gruppo specifico di geni necessario alla pianta per determinare se si trova esposta alla luce oppure al buio. Con mia grande sorpresa e contro ogni mia intenzione, in seguito ho scoperto che lo stesso gruppo di geni fa parte anche del DNA umano. Questo mi ha spinto a chiedermi quale azione svolgano nelle persone questi geni apparentemente “specifici delle piante”. Molti anni più tardi e dopo svariate ricerche, ora sappiamo che questi geni non soltanto si sono mantenuti sia nei vegetali sia negli animali, ma che in entrambi i casi regolano (insieme ad altri processi dello sviluppo) anche le risposte alla luce!

Mi sono reso conto, quindi, che la differenza genetica fra le piante e gli animali non è così rilevante come credevo un tempo, e ho cominciato a interrogarmi sui parallelismi fra le piante e la biologia umana proprio mentre le mie ricerche passavano dallo studio delle risposte alla luce da parte delle piante alla leucemia del moscerino della frutta. Ho scoperto che, pur se nessun vegetale a mia conoscenza dirà mai: “Dammi da mangiare, Seymour!”, ci sono molte piante che “ne sanno” un bel po’.

Anzi, noi tendiamo a non prestare troppa attenzione all’apparato sensoriale così straordinariamente sofisticato dei fiori o degli alberi del nostro giardino. Mentre la maggior parte degli animali può scegliere il proprio ambiente, cercare riparo da un temporale, procurarsi cibo e una compagna o un compagno, oppure migrare con il cambiare delle stagioni, le piante devono essere in grado di resistere e adattarsi continuamente ai mutamenti climatici, agli sconfinamenti dei vicini e ai parassiti che le invadono, senza avere possibilità di spostarsi in un ambiente migliore. Per questo, le piante hanno sviluppato complessi apparati sensoriali e regolatori che consentono di modulare la propria crescita in risposta a condizioni sempre differenti. Un olmo deve sapere se il vicino gli fa da scudo rispetto al Sole, in modo da trovare la maniera di crescere verso la luce a sua disposizione. Una lattuga deve sapere della presenza di famelici afidi, in modo da produrre sostanze chimiche velenose che li uccidano. Un abete di Douglas deve sapere se venti sferzanti stanno scuotendo i suoi rami, in maniera tale da poter far crescere un tronco più robusto. I ciliegi devono sapere quando fiorire, e così via.

A livello genetico, le piante sono più complesse di molti animali, e alcune delle scoperte più importanti di tutta la biologia sono il risultato di ricerche condotte su di loro. Robert Hooke scoprì l’esistenza delle cellule nel 1665, mentre studiava il sughero con il primitivo microscopio che si era costruito da solo. Nel diciannovesimo secolo Gregor Mendel enunciò i principi della moderna genetica usando piante di piselli; e alla metà del ventesimo secolo Barbara McClintock usò il mais per mostrare la trasposizione genica, ovvero che i geni possono saltare da un punto all’altro del corredo genetico. Oggi sappiamo che questi “geni saltanti” sono una caratteristica di ogni DNA e che negli esseri umani sono strettamente correlati con il cancro. E anche se riconosciamo in Charles Darwin il padre fondatore della moderna teoria dell’evoluzione, alcune delle sue scoperte più importanti hanno riguardato specificamente la biologia delle piante, e nelle pagine di questo libro ne incontreremo diverse.

Evidentemente, il mio uso della parola “sapere” è tutt’altro che ortodosso. Tuttavia, le diverse parti di una pianta sono strettamente collegate fra loro, e le informazioni riguardanti la luce, le sostanze chimiche presenti nell’aria e la temperatura vengono scambiate costantemente fra radici e foglie, fiori e steli, per far sì che il vegetale si ponga nelle migliori condizioni nei confronti dell’ambiente. Non possiamo mettere sullo stesso piano il comportamento umano con le modalità con le quali funzionano le piante, ma vi chiedo di sodalizzare con me se per tutto il libro ricorro a una terminologia riservata di solito all’esperienza umana. Quando esploro quello che una pianta vede o annusa, non sostengo con questo che la pianta abbia occhi oppure naso (o un cervello che influenzi l’input sensoriale con l’emozione). Ma credo che questa terminologia ci aiuti a considerare secondo un’altra ottica la vista, l’odorato, e quello che è veramente un vegetale. E in definitiva ciò che siamo noi.

Il mio libro non è “La vita segreta delle piante“; se cercate tra le mie pagine la dichiarazione che le piante sono esattamente come noi, non la troverete. Come ha sottolineato il noto fisiologo vegetale Arthur Galston nel 1974, nel momento di maggiore successo di quel libro, estremamente popolare, ma carente dal punto di vista scientifico, dobbiamo stare in guardia da “bizzarre affermazioni senza adeguate evidenze a sostegno”. Peggio ancora che fuorviare il lettore ignaro, “La vita segreta delle piante” ha avuto come conseguenza un fallout scientifico che ha ostacolato importanti ricerche sul comportamento dei vegetali, rendendo gli scienziati diffidenti nei confronti di qualsiasi studio che accennasse minimamente a parallelismi fra i sensi degli animali e i sensi delle piante.

Negli oltre tre decenni trascorsi dal momento in cui “La vita segreta delle piante” ha suscitato grande interesse da parte dei media, la nostra comprensione della biologia vegetale è cresciuta enormemente. Nel mio Quel che una pianta sa passerò in rassegna le ultime ricerche nel campo della biologia vegetale e mostrerò che le piante posseggono davvero dei sensi. Ciò non significa che il volume costituisca un panorama esaustivo di quanto la scienza è in grado di affermare oggi sui sensi delle piante; occorrerebbe un manuale comprensibile soltanto dai lettori più addentro alla materia. Invece, in ogni capitolo, concentrerò l’attenzione su uno dei sensi umani, confrontando ciò che questo rappresenta per le persone da una parte e per le piante dall’altra. Descriverò come l’informazione sensoriale venga percepita e poi elaborata, e le implicazioni ecologiche che ha per una pianta il senso preso in esame. E ogni capitolo conterrà sia un excursus storico sia uno sguardo sullo stato dell’arte. Ho scelto di parlare di vista, tatto, udito, propriocezione e memoria; dedicherò un capitolo anche all’odorato, ma non mi soffermerò sul gusto (i due sensi sono comunque strettamente correlati).

Noi siamo del tutto dipendenti dalle piante. Ci svegliamo in case fabbricate con il legno delle foreste del Maine, ci versiamo una tazza di caffè macinato da chicchi cresciuti in Brasile, indossiamo magliette fatte di cotone, stampiamo le nostre relazioni su carta, portiamo i nostri figli a scuola in auto con pneumatici fatti di gomma cresciuta in Africa e ci riforniamo di benzina derivata da cicadi morte milioni di anni fa. Estratti chimici delle piante riducono la febbre (pensate all’aspirina), e trattano il cancro (Taxol). Il grano ha portato alla fine di un’epoca e all’inizio di un’altra, e l’umile patata ha spinto a migrazioni di massa. Le piante continuano a ispirarci e a sorprenderci: le possenti sequoie sono gli organismi singoli e indipendenti più grandi al mondo, le alghe sono alcuni dei più minuscoli, e le rose inducono qualsiasi persona al sorriso.

Sapendo quello che le piante fanno per noi, perché non soffermarci un attimo a scoprire cosa hanno svelato su di loro gli scienziati? Sarà il nostro viaggio nel mondo della scienza che studia la vita delle piante; cominciamo, quindi, a capire cosa vedono davvero mentre passano il tempo nel nostro giardino.

Daniel Chamovitz *

Biologo, dirige il Manna Center for Plant Biosciences all’Università di Tel Aviv. È autore di scoperte rivoluzionarie nell’ambito della biologia delle piante, e le sue ricerche sono state pubblicate sulle riviste più prestigiose.

http://www.greenews.info/rubriche/quel-che-una-pianta-sa-laffascinante-intelligenza-delle-piante-20131008/

(4)Il linguaggio delle piante

Sembra che anche le piante possano "origliare" le conversazioni dei vicini, e che quello che "ascoltano" ne influenzi (bene o male, a seconda dei vicini) la crescita: è quanto emerge da un nuovo studio pubblicato a maggio sulla rivista BMC Ecology, in base al quale le piante ricorrerebbero a segnali acustici per comunicare tra loro.

"Abbiamo dimostrato che le piante sono in grado di riconoscere se quello che gli cresce accanto sia o meno un buon vicino", afferma Monica Gagliano, ecologa evoluzionista della University of Western Australia, tra gli autori dello studio. "E supponiamo che questa informazione sia veicolata da un segnale acustico".

La loro scoperta induce a credere che le piante non solo possano "sentire l'odore" di sostanze chimiche e "vedere" la luce emessa dai loro vicini (modalità di comunicazione già note agli scienziati), ma che possano persino "ascoltare i suoni" emessi da altre piante. "Le piante sono organismi molto più complessi di quanto pensiamo", afferma Gagliano.

Buon vicinato
Nel recente studio Gagliano e il collega Michael Renton hanno osservato che le piante di peperoncino in compagnia di "buoni vicini", come ad esempio il basilico - che inibisce lo sviluppo di erbacce e parassiti - crescevano più in fretta e più sane rispetto a quelle isolate.

Incredibilmente, lo stesso risultato si è ottenuto anche dopo aver avvolto le piante in fogli di plastica nera, in modo che non potessero scambiarsi radiazioni o segnali chimici. In un modo o nell'altro le piantine di peperoncino sono riuscite comunque a individuare che tipo di piante fossero i loro vicini, e a reagire di conseguenza.

"L'ipotesi che quello che si scambino sia una vibrazione sonora è la più semplice, e forse la più intuitiva, perché i suoni si propagano molto bene attraverso numerosi mezzi", spiega Gagliano. Quest'ultima ricerca di Gagliano è la prosecuzione di un esperimento effettuato lo scorso anno, in cui il suo team ha mostrato che le piante di peperoncino avvertono, allo stesso modo, se si trovano invece fra "cattivi vicini", come ad esempio il finocchio, che emette sostanze chimiche che inibiscono la crescita delle altre piante.

La "lingua delle piante"

Gli scienziati dichiarano che la ricerca su questa insolita forma di comunicazione tra piante è ancora ai primi stadi, e sono consapevoli che molte questioni sono ancora aperte. Per esempio, le piante comunicano intenzionalmente le une con le altre? E, se è così, parlano una "lingua delle piante" universale?

"Qualunque sia il tipo di segnale emesso, non sappiamo ancora se lo producano allo scopo effettivo di comunicare o se sia un sottoprodotto secondario di qualche attività che poi viene 'captato' da altre piante", spiega Renton.

E poi rimangono altri misteri: quali strutture corporee userebbero le piante per parlarsi e ascoltarsi tra loro? E gli insetti e gli animali potrebbero forse spiare le loro conversazioni per usarle, in qualche modo, ai loro scopi?

"Non lo sappiamo", ammette Gagliano. Ma, aggiunge, "i dati ci sono. Le piante qualcosa stanno facendo. Anche se non so spiegarlo fino in fondo, questo non significa che non accada".

Comunque accada, Gagliano ritiene che la capacità di comunicare con i suoni sia diffusa tra le piante. "Se si tratta di un'ulteriore modalità che le piante usano per comunicare, allora mi aspetto che sia diffusa ovunque", dice.

Gagliano pensa che i segnali acustici potrebbero essere un modo rapido e semplice, per le piante, per identificare i loro vicini e anticiparne le mosse. Comunicare invece tramite segnali chimici comporta la produzione di molecole e recettori specializzati, che risulta più costoso dal punto di vista del dispendio di risorse.

Coltivare con la musica

Richard Evans, esperto di coltivazione e di ecosistemi della University of California della città di Davis, non coinvolto nello studio, afferma che, anche se preferirebbe vedere l'esperimento ripetuto più volte, queste scoperte "sono senza dubbio affascinanti".
"Sembra che i ricercatori abbiano provato che tra le piante esiste una modalità di comunicazione mai identificata prima", continua Evans.

Gagliano ipotizza che indagare i segreti della comunicazione tra le piante potrebbe anche avere ricadute pratiche a nostro vantaggio. Immagina che gli agricoltori, invece di ricorrere a fertilizzanti o pesticidi, un giorno potranno usare i suoni per incoraggiare o inibire la crescita di certe piante.

"Penso che finora non abbiamo sfruttato a pieno quello che la natura ci mette a disposizione", sostiene. "È come se ci limitassimo a una piccola cassetta degli attrezzi quando la natura ci fornisce una gamma molto più ampia di strumenti da utilizzare".

Ma Renton, coautore dello studio, ci tiene a precisare che, comunque, "gli effetti osservati sono piuttosto piccoli".

E conclude: "Penso dovremo aspettare un po' per sapere se a un agricoltore convenga economicamente usare la musica per ottenere quel piccolo incremento nella velocità di germinazione".

Fonte:
http://www.nationalgeographic.it/scienza/2013/05/13/news/piante_che_parlano-1649137/

Le cinque piante più antiche del pianeta


Matusalemme, ha 4841 anni di età, questo antico pino bristlecone è il più antico albero vivente. Situato nelle White Mountains della California, la posizione esatta di Matusalemme è un segreto, sopratutto per proteggerlo dal pubblico. (Un esemplare più grande di nome Prometeo, di circa 4900 anni di età, è stato abbattuto da un ricercatore nel 1964 con l'autorizzazione del Servizio Forestale degli Stati Uniti.)

Immagine Antica pianta: Sarv-e Abarqu.
Sarv-e Abarqu, è un cipresso nella provincia di Yazd, in Iran. L'albero ha oltre 4.000 anni: per aver vissuto agli albori della civiltà umana è considerato un monumento nazionale iraniano.

Immagine antica pianta: Llangernyw Yew.
Quest'incredibile tasso risiede in un piccolo sagrato di una chiesa nel Galles del nord. Ha circa 4.000 anni ed è ancora in crescita! Nel 2002, per celebrare il giubileo d'oro della regina Elisabetta II, l'albero è stato designato come uno dei 50 grandi alberi britannici.


Alerce è il nome comune del cupressoides Fitzroya, una specie arborea autoctona sulle montagne delle Ande. Ad oggi, il più antico esemplare vivente ha 3640 anni.


Il senatore, che si trova in Florida, è il più grande cipresso calvo negli Stati Uniti, ed è ampiamente considerato il più antico della sua specie. Ha circa 3.500 anni ed il senatore fu utilizzato come punto di riferimento dagli indiani. La dimensione del senatore è particolarmente impressionante: questa gli ha permesso di sopportare molti uragani, tra cui uno nel 1925 che ha ridotto la sua altezza di 40 metri. L'albero deve il suo nome dal senatore M.O. Overstreet, che ha donato il terreno dove si trova e i dintorni nel 1927.

https://www.treedom.net/en/blog/post/i-5-alberi-viventi-piu-antichi-del-mondo-448

E per finire, la pianta più antica del mondo ha 13.000 mila anni.

Trovata in California. E' una quercia che si è clonata nel corso dei secoli. Il precedente primato era di un pino di 9.000 anni che vive in Norvegia di LUIGI BIGNAMI


E’ una quercia trovata su una collina della California, la pianta più antica del mondo sopravvissuta per 13 mila anni dall’ultima era glaciale ad una serie di eventi climatici devastanti. E’ stata scoperta nel 2009 da ricercatori dell’università di Davis, in California.
La specie è Quercus palmeri e la pianta è stata soprannominata Jurupa dal nome del luogo in cui vive in California, sulle montagne omonime della contea di Riverside.
Jurupa è unica nel suo genere: questo strambo albero a cespuglio, che copre una larghezza di circa 25 metri, si trova in una zona inospitale, la macchia tipica dei deserti nordamericani, incuneato tra massi di granito e spazzato dal vento.

C'era ancora l'ultima era glaciale quando, 13.000 anni fa, un piccolo seme di una quercia iniziò a svilupparsi e a crescere in un'arida area della California e da allora ha continuato a vivere fino ai nostri giorni, seppur sotto forma di clone.

Circa dieci anni fa, Mitch Provance dell'Università della California, stava conducendo un sopralluogo sulle montagne della regione di Jurupa, quando si trovò ad attraversare una macchia di una particolare specie di querce. Provance trovò interessante quel gruppo di alberi non solo perché si trovavano in un ambiente che non era tipico per loro (a quota più alta), ma perché tutte le piante erano estremamente simili l'una all'altra. Provance intuì quasi immediatamente che ciascuna pianta poteva essere un clone dell'altra.

A quel punto è iniziato uno studio specifico che ha portato a scoprire che tutte le piante avevano proteine esattamente simili. "Le probabilità che tali cespugli potessero essere tutti così uguali dal punto di vista del loro chimismo erano insignificanti", ha detto Jeffrey Ross-lbarra che ha eseguito la ricerca, pubblicata su PlosOne.

L'unica possibilità che può spiegare una tale diffusione di piante simili consiste nell'ammettere che le piante sono cloni di se stesse.

Per porre una data sulla prima pianta che è cresciuta in quel luogo i ricercatori sono risaliti ai cicli di vita che quella macchia ha avuto. Li hanno contati considerando che ciascuno è di 40-50 anni e che per incendi o per altri motivi terminano la loro vita rinascendo all'interno della macchia stessa per poi allargarsi. In questo modo sono riusciti a risalire all'età: circa 13.000 anni.

Qualche ricercatore tuttavia ha dubbi sul metodo utilizzato per risalire così indietro nel tempo. Tra questi vi è Marc Abrams dell'Università della Pennsylvania, il quale sostiene che si dovrebbero trovare altri indizi per avere la certezza che si tratta di un'unica pianta che si è clonata in un così lungo lasso di tempo. Ross-lbarra sostiene che se si riuscisse a trovare un piccolo pezzo di legno fossilizzato, l'analisi del carbonio potrebbe dare la conferma definitiva.

Fino ad oggi la più antica pianta conosciuta era una conifera scoperta al confine tra la Svezia e la Norvegia, che risalirebbe a circa 9.000 anni fa. Dopo queste eccezioni segue "Matusalemme", un pino Bristlecone che vive vicino Las Vegas, la cui età si aggira attorno ai 5.000 anni. Altri alberi vecchi di migliaia di anni vivono in Iran, dove un cipresso sembra avere 4.000 anni; in Cile dove un altro cipresso ha compiuto i 3.600 anni. In Italia il censimento degli alberi monumentali realizzato dal Corpo forestale dello Stato ha individuato l'albero più antico della nostra penisola nell'oleastro di San Baltolu di Luras, in provincia di Sassari: ha 3.000 anni. Dal punto di vista scientifico si tratta di un Olea europaea oleaster, in altre parole un olivo selvatico. Un esemplare di 15 metri di altezza e 11 metri di circonferenza.

Fonte:

http://www.repubblica.it/ambiente/2009/12/29/news/ecco_la_pianta_piu_vecchia_ha_la_bellezza_di_13_000_anni-1819683/


Fatta fiorire una pianta con un seme di 32 mila anni fa

Recuperato in una tana fossilizzata di scoiattoli a 38 metri di profondità nella tundra siberiana.

MILANO - Per 32 mila anni quel seme era stato conservato a 38 metri di profondità nel permafrost - il terreno perennemente gelato della tundra siberiana nord-orientale - contenuto in una tana fossilizzata di scoiattoli a Duvanny Yar, sulle rive del corso inferiore del fiume Kolyma. Un gruppo di scienziati russi del Centro di ricerche di Pushkino l'ha riportato in vita e l'ha fatto germogliare. Il fiore, al di là delle più rosee aspettative degli stessi ricercatori, è sbocciato e, al posto di mammut giganteschi che se lo sarebbero ingollato in un attimo, si è trovato accudito meglio di un figlio, bersagliato di fotografie e pubblicato sul numero odierno dell'autorevole rivista scientifica americana Pnas.

Come penso si è dimostrato dalla breve documentazione sopra, l’immortalità per l’uomo non è utopia, ma impedita da un potere dominante alieno.

Fonte:
http://www.corriere.it/scienze/12_febbraio_21/fiorita-pianta-artico-russia_83f227cc-5c74-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml

domenica 25 settembre 2016

“Stato Alterato Della Coscienza”


Purtroppo la conoscenza non convenzionale, è patrimonio individuale che viene da lontano… da un'altra dimensione. Ma è innegabile, che in questo mondo esistono persone che vivono nell’ombra che hanno conoscenze trascendentali che non amano mostrare. Può accadere che queste persone, attraverso uno stato particolare della coscienza si trovano catapultate in una diversa realtà.

Realtà spesso in contrasto, con le conoscenze umane. Come per esempio, che l’uomo durante l’era dei rettili, non esisteva. E ci riferiamo ad un periodo storico tra i 245 e 65 milioni di anni fa. Come potete costatare tra una data e l’altra c’è una differenza di milioni di anni notevole, che prova quanto poco sappiamo del nostro passato.

Invece, l’uomo durante l’era Mesozoica, esisteva, e come se esisteva!

La visione di quelle scene di vita erano ricche di particolari, oltre che paradisiache per la bellezza della natura allo stato vergine. Naturalmente le persone con accanimento cercavano in tutti i modi di convincere che non era possibile che l’uomo potesse essere esistito durante l’era dei rettili. Ma Lui, non si curava di quello che diceva la gente, perché era consapevole (salvo alcuni casi) che loro, potevano sapere, solo ciò che il sistema insegnava dalla nascita.

Sarà anche per questo che nel mondo si è sentito sempre straniero. Ma ammetto che gli eventi metafisici di cui fu testimone da bambino, hanno avuto un ruolo determinante nelle sue scelte di vita, al tal punto da guardare al mondo, alla vita con mente aliena. Ma la parte più determinante che segnava la distanza con il resto dell’umanità, furono proprio le scelte dell’uomo e il modo di vivere, l’uno con l’altro. Ma ciò che ancora oggi stupisce di più, è che malgrado gli orrori del mondo, l’uomo continua a credere di essere migliore tra gli animali che popolano la terra. Incurante del fatto, che anche Hitler pensava di essere una brava persona …. addirittura un benefattore.

Avanzando nella ricerca, per trovare le giuste risposte, scoprii che non ero il solo a sostenere che i dinosauri e gli uomini, un tempo occupavano lo stesso spazio. Inutile sottolineare che fu qualcosa di veramente memorabile, perché ebbe la prova che quello che vedeva non erano allucinazioni ma realtà scritte sulle pietre di Ica in Perù, con disegni che testimoniavano che gli uomini e i dinosauri, contrariamente a quello che affermava la scienza ufficiale sono vissuti nello stesso periodo storico. Esattamente come li aveva visti in quelle visioni di scene di vita, in virtù di quel particolare stato mentale scoperto per caso, che gli permetteva di vedere tantissime cose incredibili.

In altri momenti, appena si sdraiava per riposare, dopo pochi minuti si trovava magari a provare l’ebbrezza di essere trasportato sulle onde di melodiose sinfonie, oppure indossare un casco che rendeva possibile viaggiare alla velocità del pensiero. Oltre che provare la magia di volare a pochi centimetri dall’acqua sul mare. E tante altre esperienze inaspettate e inimmaginabili ad una mente umana.

Tra ciò che era “reale” e ciò che era illusione, sosteneva che non esisteva la possibilità di viaggiare nel passato o nel futuro, con la fantomatica macchina del tempo ipotizzata da vari scienziati e appassionati. Semplicemente perché esiste solo il presente. Benché in qualche modo è possibile viaggiare nel passato. Nel senso di incontrare civiltà e specie meno progredite di noi, così come è possibile viaggiare nel futuro, incontrando specie e razze molto più evolute di noi. Ma per questi viaggi, non c’è bisogno di andare molto lontano, è sufficiente esplorare il nostro pianeta per rendersene conto.

Tutto questo, grazie alla scoperta di quel particolare stato mentale indotto da un profondo rilassamento, della mente e del corpo. Secondo il suo modo di concepire quel particolare stato.

I sostenitori della new age, secondo me a torto sostengono che gli esseri umani, non hanno nulla da imparare dagli altri perché ogni cosa di cui hanno bisogno è custodita dentro di loro. Sicuramente per tante cose, può essere anche vero, ma per quanto riguarda la vera conoscenza, quella che trascende la materia, la posseggono in pochi. Questi “doni”, non vengono dallo stesso luogo da cui giunge la stragrande maggioranza degli umani, ma dalla dimensione dell’anima.

La scoperta di quel particolare stato mentale rese possibile conoscere sia ciò che è dietro di noi, che ciò che è avanti. Che a raccontarle sembrerebbero fiabe. A volte “dell’orco cattivo” e a volte di “fate”.

Inutile negarlo, si sentiva come se avesse aperto un passaggio verso una nuova dimensione. Lo stesso Oltre che sosteneva, aveva portato con se, venendo a questo mondo. Di cui quasi tutti gli umani, negano l’esistenza, perché non sono in grado di capire quel mondo. Nonostante il privilegio delle visioni, non si pose su un piedistallo come tanti superficialmente credono. Semmai è vero il contrario. Ma è innegabile che guardando il mondo, e il male che l’avvolge, anche un nano si sentirebbe abbastanza alto da prendere le distanze dalla stragrande maggioranza degli umani. Pur continuando a sentirsi solo un apprendista.

Ma Conosceva la malvagità umana e la fonte del male, e per questo detestava la stupidità, la malvagità e l’indifferenza degli umani, soprattutto di quelli che si sentono “luminosi”, a tal punto da credere che il male sia parte del bene. Per lui tale concetto, rappresentava la chiave che apriva le porte al male.

Come si può combattere, respingere, negare il male se si pensa essere una componente del bene. Diversamente è vero che esistono Dei del male e dei di luce. Ma questi sono in antitesi e non complici … faccia della stessa medaglia come gli umani credono.

E’ inconfutabile che la massa ha sempre vissuto al buio, nutrendosi di illusioni, e miraggi.

Per lui, la prova più grande fu di scoprire che i suoi ricordi non erano frutto di fantasie, ma realtà di una antica conoscenza, quindi di non aver scoperto nulla dato che era già stato tutto scritto migliaia e miliardi di anni prima.

A dimostrazione che quanto sopra non è frutto di fantasia, riporto esperienze metafisici, vissute dagli astronauti durante i viaggi nello spazio. Esperienze di eventi incredibili, e nel contesto in cui si sono verificati, prova che oltre la cappa che imprigiona la terra con tutte le anime annesse, è possibile che la materia perda consistenza vibrando ad una maggiore frequenza, rendendo possibile a quelle anime più evolute di emergere sul controllo esercitato dal corpo fisico, a tal punto da permetterle di comunicare con dimensioni più alte. E a volte con entità, che si propongono di aiutarci a scoprire la nostra vera realtà.

In merito a tali fenomeni, come capita quando si è di fronte ad eventi sconosciuti, la scienza si divide tra chi pensa che siano fenomeni metafisici, e chi pensa, (quando le ragioni non sono di occultamento della verità), che gli astronauti per ragioni ambientali soffrivano di allucinazioni. Se non fosse, che non è mai accaduto che semplici allucinazioni, abbiano suggerito le manovre da compiere per l’aggancio, salvandosi così da una morte certa.

Qualunque siano gli eventi che hanno reso possibile il salvataggio, i fatti che seguono, provano che Oltre la gabbia del pianeta terra, accadono eventi metafisici, che non possono essere ignorati, tanto meno essere considerate allucinazioni; semplicemente perché non lo sono.


L'astronauta russo Sergej Kricevskij svela clamorosi enigmi dei voli spaziali.

Da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 59 Ottobre/Novembre 2005

di Sergej Demkin (Trad. di Cinzia Caiani)

Sergej Demkin, afferma che l'intelligenza extraterrestre è già entrata in contatto con noi tramite messaggi mentali. Nei primi anni '90 la redazione del giornale "Cudesa i prikljucenja" mi commissionò un'intervista con un astronauta. Non vi dirò il suo nome e poi capirete perché. Chiamiamolo semplicemente Vladimir. Ciò che a me interessava sapere, era soprattutto se durante i voli lui e i suoi colleghi avevano avvistato degli UFO e in generale se nello spazio aperto si fosse verificato qualche fatto insolito. Vladimir mi disse che conosceva persone degne di fede che avevano visto gli UFO, ma a lui non era mai successo di imbattersi nei "dischi volanti".

Per quanto riguarda certi fatti strani che si verificano nello spazio mi confidò un episodio inspiegabile che gli era capitato. "Questo però non deve pubblicarlo", - mi avverti. In tutti questi anni ho mantenuto la promessa e non ho pubblicato nulla di ciò che Vladimir mi ha detto. Ma ora che gli eventi enigmatici capitati agli astronauti non sono più un segreto, posso parlarne. Ecco il racconto dell'astronauta:

«Durante il volo di avvicinamento alla stazione orbitante il comandante che pilotava la navicella non riusciva in alcun modo ad immettersi nella traiettoria prevista per effettuare l'aggancio. La riserva di carburante per le manovre della navicella era limitata. Gli restava, meno che niente. Se la correzione successiva non fosse andata a buon fine, avremmo oltrepassato la stazione e saremmo tornati sulla Terra senza aver portato a termine i nostri compiti. Io ero impossibilitato a prestare qualsivoglia aiuto poiché il comando della navicella è prerogativa esclusiva del comandante. Come ingegnere di bordo potevo soltanto stare seduto nella poltrona accanto e preoccuparmi in silenzio. Ad un certo momento all'improvviso ho sentito un ordine nella mente: "Prendi il comando!". Più tardi analizzando ciò che era successo non sono riuscito a capire se si fosse trattato della voce di qualcuno o cosa. So soltanto che ho ricevuto un ordine mentale altrui e che non potevo evitare di eseguirlo.

Quello che sorprende ancor più è che il comandante non obiettò nulla e mi passò il comando della navicella. In seguito mi ha detto di non aver ricevuto alcun ordine, semplicemente all'improvviso aveva saputo che doveva fare proprio così, anche se ciò andava contro tutte le nostre "ferree" disposizioni.
Non ho perso conoscenza, ma mi trovavo come in trance ed ho eseguito docilmente i comandi che mi venivano in mente. Solo grazie ad essi è stato possibile eseguire l'aggancio con successo. Una volta sulla Terra durante il rapporto di volo, il comandante si beccò "una strigliata", e me la beccai anch'io, anche se in misura minore. Ma entrambi evitammo di menzionare i comandi "soprannaturali".

Il primo episodio inspiegabile verificatosi nello spazio fu riferito dall'astronauta Sergej Kricevskij nell'ottobre del 1995. Sergej Kricevskij è assistente scientifico superiore del Centro di preparazione degli astronauti Jurij Gagarin e dell'Istituto di Storia delle scienze naturali e della tecnica RAN, nonché dottore in Scienze tecniche e membro effettivo dell'Accademia di astronautica K.E. Ziolkovskij.
Ciò che riferì il candidato astronauta presso l'Istituto Internazionale di antropologia spaziale di Novosibirsk ha un importanza enorme per la comprensione dei misteri nascosti nello spazio. Ecco alcuni estratti del suo rapporto:

«Nel 1989 ho iniziato a prepararmi al volo nello spazio e ho avuto contatti sia informali che di lavoro con i miei colleghi. Fra questi c'erano anche gli astronauti che erano stati nello spazio. Tuttavia le informazioni sulle visioni - denominate stati di sogni fantastici (FSS) - le ho ricevute soltanto nella seconda metà del 1994, cosa legata più che altro all'approssimarsi della scadenza del volo imminente... Tutte le testimonianze delle visioni nello spazio sono nelle mani di una cerchia di persone estremamente ristretta...

Le testimonianze di queste visioni sono state e sono trasmesse esclusivamente dall'uno all'altro, condividendo le informazioni con coloro che si apprestano a compiere il volo... Le visioni fantastiche che si manifestano in volo costituiscono un fenomeno nuovo, prima sconosciuto, riconducibile alla nota tipologia degli stati alterati di coscienza... Pensate un po': improvvisamente l'astronauta oltrepassa in un attimo i limiti della propria normale autopercezione di essere dall'aspetto umano per trasformarsi in un animale e muoversi nell'ambiente in questa nuova forma. E può continuare a percepirsi nell'aspetto trasformato o sentire di immedesimarsi in un'altra entità soprannaturale.

Diciamo che un collega mi ha confidato la sua permanenza nella "pelle" di un dinosauro. Pensate che sentiva di essere un animale che si muoveva sulla superficie di un pianeta sconosciuto, mentre camminava oltrepassando burroni e precipizi, e ostacoli fisici di un qualche tipo.

L'astronauta ha descritto in modo abbastanza preciso il "suo" aspetto: le zampe, le scaglie, le membrane fra le dita, il colore della pelle, gli artigli enormi e altri particolari. La fusione del suo "io" con l'essenza biologica dell'antico sauro era talmente completa da consentirgli di percepire come proprie tutte le sensazioni di questo organismo estraneo. Sentiva di avere delle placche cornee che si rizzavano sulla pelle della schiena in corrispondenza della colonna vertebrale. Del grido penetrante che si sprigionava dalle fauci disse addirittura: "Era il mio grido...".

Di più: la catena di eventi relativa ad ogni trasformazione e le trasformazioni dell'ambiente stesso si avvicendavano contemporaneamente. Inoltre non solo succedeva che l'astronauta avesse la sensazione di trovarsi nella "pelle" di questo o quell'altro organismo vissuto in epoche remote, ma accadeva anche che la persona sentisse di assumere un'altra personalità che poteva anche rivelarsi appartenente ad un'entità umanoide extraterrestre.

L'aspetto interessante è che le immagini delle visioni osservate appaiono insolitamente vivide e colorate.
Sono stati uditi diversi suoni, qualcuno ha persino percepito il linguaggio di altre entità che si è rivelato comprensibile come se fosse stato assimilato senza bisogno di alcun insegnamento. Era come se l'astronauta fosse stato catapultato in un altro continuum spazio-temporale e su altri corpi celesti sconosciuti, e pur trovandosi in un mondo per lui assolutamente nuovo lo percepisse tuttavia come qualcosa di normale e familiare.

Un tratto caratteristico delle visioni fantastiche è costituito dalla variazione istantanea della percezione del tempo e del relativo flusso di informazioni... L'astronauta comincia ad avere la sensazione di percepire un flusso di informazioni proveniente da un qualche luogo esterno. Vale a dire che l'individuo ha la sensazione che una sorta di entità grande e potente gli trasmetta dall'esterno delle informazioni per lui assolutamente nuove ed insolite.

Si sono anche verificati episodi - e con pronostici estremamente precisi - di anticipazioni di eventi futuri con "dimostrazioni" dettagliate di situazioni o momenti critici incombenti come se fossero stati individuati e commentati da una voce interna. E in questi casi "si sentiva": tutto si sistemerà, andrà tutto bene... In tal modo sarebbero stati previsti in anticipo i momenti più complessi e pericolosi del programma di volo. E si è addirittura verificato un caso in cui se non fosse stato per questo "sogno premonitore" gli astronauti sarebbero anche potuto morire.

È sorprendente anche notare quanto la descrizione dei momenti critici fosse precisa e circostanziata. Evidentemente la "voce" aveva previsto un pericolo mortale che attendeva gli astronauti al momento dell'uscita nello spazio aperto. Questo pericolo era già stato segnalato qualche volta nei sogni premonitori con il commento della "voce". E al momento della reale escursione nello spazio aperto durante il lavoro all'esterno della stazione la previsione si avverò in tutto e per tutto: l'astronauta si dimostrò preparato e si salvò la vita (in caso contrario, si sarebbe irrimediabilmente allontanato dalla stazione).

Agli astronauti non era mai successo niente di simile prima (al di fuori del volo)... Il problema delle visioni degli astronauti viene occultato tenacemente dalla comunità scientifica. Non se ne parla, è come se non esistessero. Nessuno degli astronauti ha mai menzionato ufficialmente le visioni fantastiche e gli equipaggi non hanno mai incluso informazioni di questa natura nei loro rapporti ufficiali. Perché? La risposta è evidente: gli astronauti temono conseguenze negative, come la squalifica medica e la diffusione di queste informazioni interpretate come sintomi di malattia psichica e così via.

Uno degli astronauti ha tenuto degli appunti giornalieri nei quali ha descritto le sue visioni. Un documento unico! Tuttavia in risposta alle mie proposte e alle preghiere di pubblicarlo, o almeno di farmi parlare con gli scienziati che studiano il problema dal vivo, l'astronauta ha opposto un rifiuto categorico spiegando che sarebbe stato prematuro e perciò pericoloso per la sua carriera. È per questo che non posso, non ho il diritto morale, di fare né il suo nome né quello della navicella.

Mi auguro, che dopo aver letto questo post, eventuali dubbi che con la morte del corpo, il nostro essere cessa di esistere, svaniscano totalmente dalla mente. Dico questo perché è mia convinzione che se la stragrande maggioranza delle persone avessero la certezza di continuare a vivere dopo aver lasciato il corpo fisico, tutti sarebbero più buoni e quindi attenti solo a quei valori che hanno come finalità l’elevazione dell’essere affinché questo universo di morte abbia fine, così che ogni anima possa esistere nella dimensione a lei più affine. Di evoluzione in evoluzione fino a raggiungere il regno della luce.

mercoledì 14 settembre 2016

Al di là del Bene e Del Male


Dalla notte dei tempi, l’uomo ha sempre creduto che il mondo fosse un luogo infernale, e per la salvezza, ha sempre confidato nell’aiuto del signore. Ma soli in pochi si sono resi conto di essere loro stessi l’origine di tutti i mali del mondo. Anche oggi, la maggioranza di tutti coloro che si considerano svegli, parlano di consapevolezza, di illuminazione, e di una prossima liberazione. Ma quasi nessuno si pone il problema di chiedersi da cosa ci si deve liberare.

L’uomo per essere libero deve liberarsi di se stesso e di ciò che crede di essere ….. per primo deve liberarsi del condizionamento di Dio, perché lo priva della necessaria lucidità per rendersi consapevole di dove realmente esiste e perché. Ma riconosco, che non è facile liberarsi di Dio dato che dalla nascita, domina ogni nostro pensiero e azione. Per cercare di riuscirci bisogna possedere almeno la lucidità di immaginare che per cercare la verità bisogna sapersi spogliare di ogni cosa che si crede di possedere a livello di pensiero e di fede, connesso al sistema dominante.

Sentiamo il bisogno che qualcuno debba prendersi cura di noi, esattamente come noi ci prediamo cura dei nostri bambini … Ed è proprio quel sentirci indifesi, insicuri che ci impedisce di prendere coscienza, che non esiste nessun Dio.
Quando diverremo abbastanza forti da comprendere tale verità, la nostra consapevolezza sarà abbastanza profonda da vedere anche ciò che è oltre di noi; oltre la commedia, la farsa, e le illusioni di questa esistenza, che si basa sulla sofferenza e sulla morte, in un ciclo continuo e ripetitivo. (Tutto ciò che facciamo e che faremo lo abbiamo già fatto migliaia di volte.)

La matrice che regola la vita su questo pianeta, trova le sue origini in un grande inganno: la fede in un Dio onnisciente e creatore, da cui tutto deriva e tutto affluisce. E per farci sentire sottomessi, si sono inventati che siamo il risultato di una colpa. Già prima di nascere siamo colpevoli di un crimine. Il crimine commesso da Eva mangiando il frutto della conoscenza!! – Il fatto stesso che Dio, decise che Adamo ed Eva dovevano rimanere ignoranti la dice lunga sulle reali intenzioni di Dio. – Non è un caso, che il potere e le ingiustizie sono possibili solo dove regna l’ignoranza.

Dal momento che tutto nasce da lui e tutto in lui affluisce, diventa dogmatico. E in quanto tale non spiegabile con la ragione. Una perfetta astuzia per tenere nell’ignoranza, la stragrande maggioranza dell’umanità. Questo tipo di insegnamento mi ricorda il lavoro che fanno i docenti per convincere i studenti che di fronte a qualsiasi teoria e opinione deve esserci il dubbio, dato che solo chi dubita è in grado di una possibile futura verità. Un astuto espediente per impedire che qualcuno possa nutrice delle certezze fuori dal sistema di controllo del potere sulle masse. Difatti dalle università statali escono quasi tutti somari. L’èlite, per istruire e preparare i suoi pargoli a governare, ha eretto i suoi “templi” della conoscenza a cui i semplici mortali non hanno accesso.

L’invenzione di Dio da parte di uomini privi di scrupoli, è stata motivata dalla bramosia di possedere e controllare le popolazioni. La chiesa e i potenti, hanno da sempre, usata l’immagine di una divinità per intimorire e sottomettere i popoli. E’ tanto vero che i nobili, i ricchi e i re hanno sempre sostenuto che il loro status derivava direttamente da Dio.

I popoli sono come dei bambini, e si sa che i bambini diventano adulti. Quindi da adulti dovrebbero saper distinguere la favola dell’orco cattivo, presentatoci come un Dio creatore e onnisciente?? Contrariamente l’uomo nella sostanza non diventa mai adulto perché costretto con mille inganni e condizionamenti a rimanere bambino. Solo un evento traumatico, può rendere possibile superare il condizionamento che si subisce dalla nascita. Oppure l’opera di un vero maestro di conoscenza.

E conta veramente poco, che tanti ricercatori indipendenti, cercano di provare la frode dell’esistenza di Dio. Anche se tale frode è ampiamente documentata, così come dimostrò lo stesso Freud nella sua ricerca di Dio attraverso lo studio delle origini del suo popolo.

Nonostante sia palese che le cosiddette sacre scritture sono state scritte per dare al popolo ebraico una specie di statuto per custodire l’identità e l’unità di quel popolo; oltre naturalmente a raccontare subdolamente, la storia del mondo sotto il dominio alieno. Nei secoli, le “sacre scritture”, sono diventate il paradigma su cui si fonda la matrice dominate che regola la vita su questo pianeta.

Quasi nessuno, crede alla lettera nelle scritture della bibbia, e mi riferisco a quei pochi che la conoscono dato che la stragrande maggioranza dei credenti non conosce nè la bibbia nè i vangeli. E quei pochi che li conoscono, fanno finta di non vedere quanto siano violenti e ingiusti gli insegnamenti descritti. Sono fermamente convinto, che la stragrande maggioranza dei credenti, dubita della esistenza di dio, ma per una specie di maledizione diabolica non sa farne a meno, perché senza quella illusione si sente perduto, dato che non conoscono altro a cui aggrapparsi. Questo accade perché le persone, non hanno ancora conquistato la necessaria forza spirituale per vivere basandosi sulle proprie forze.

Quindi, pur essendo visibile la non esistenza di Dio, le persone, sono incapace di sottrarsi a tale dominio. Anche perché i padroni della mente, per tenere sempre viva l’idea di Dio, ogni tanto con l’aiuto dei “demoni” che controllano il secondo livello della nostra esistenza, non mancano di far apparire qualche madonna, che inizialmente trova la chiesa molto scettica, ma che alla fine non fa mancare il suo marchio millenario che sancisce che quella apparizione è di fonte divina.

Di false flag di apparizioni mariane ne potrei citare a decine, ma servirebbe a poco, perché la stragrande maggioranza dei popoli, crede in tutto ciò che le istituzioni presentano come verità. Sarà anche per questo che non si chiedono come mai la madonna si fa vedere solo da persone ignoranti, arretrate culturalmente e lontano anni luce dalla più elementare preparazione scientifica; come mai, neppure una volta la madonna si è fatta vedere da un professore di fisica?? – Almeno una volta avrebbe dovuto farlo se non altro per rendere maggiormente credibile le apparizioni!! – Invece niente …..

C’è da credere che la “madonna” non tiene minimamente conto della scienza e di persone preparate, istruite e consapevole, perché essendo una minoranza, non destano preoccupazione. Sarà per questo che i testimoni delle apparizioni, sono soprattutto persone semplici. Ma c’è una apparizione di cui la chiesa e i media in generale si sono occupati veramente poco. O meglio hanno fatto di tutto per oscurarla. E mi riferisco alla apparizione mariana conosciuta come la madonna che sbagliò lingua, o madonna aliena. L’evento si verificò Il 27giugno del 1877 a Gietrzwald in Polonia, la Madonna apparve a Barbara Samulowska e Justiyna Szafrynsa due povere ragazzine polacche di dodici e tredici anni.

L'entità, avvolta dalla luce e da angeli, parlò alle bimbe in tedesco, ma loro non potevano capirla semplicemente perché le bambine non capivano il tedesco. Evidentemente, gli alieni, ignoravano che Gietrzwald pur essendo prussiana in quel periodo faceva parte della Polonia. Quindi la “madonna” ignorava che i ragazzi non conoscevano il tedesco.
Questo in parte è una consolazione, perché significa che anche gli alieni commettono errori, e quindi possiamo combatterli.

Secondo non pochi studiosi di fenomeno ufo, tra cui il prof. Malanga, sostengono che le apparizioni mariane hanno molto in comune con i fenomeni ufologici. Per esempio, si rifletta sul miracolo dei "soli rotanti" di Fatima. Le apparizioni potevano essere viste solo davanti. Tale fenomeno è riconducibile agli ologrammi. Senza tener conto che la descrizione degli abiti delle “entità divine” sembravano usciti da un film di fantascienza.

Sulle apparizioni mariane, Salvador Freixedo, un ex gesuita latino-americano, riguardo gli alieni e le apparizioni della madonna, è della stessa convinzione del prof. Malanda e del sottoscritto. Difatti, anche lui afferma che gli alieni ci sottraggono energia psichica e animica prodotta dalla sofferenza. Sarà per questo che i popoli della terra, senza distinzione, sono in balia di continue sofferenze di tutti i tipi … a prescindere che siano facoltosi, o poveri derelitti.

Salvador Freixedo tra l’altro, afferma con certezza, che gli alieni si "travestirebbero" da Santi, Dei e Madonne per apparire credibili di fronte ai fedeli, nei luoghi di culto e di apparizioni, con lo scopo di "mungere", l'energia liberata dal fervore delle preghiere dei fedeli. (Sarà anche per questo che la chiesa raduna quasi ogni settimana enormi quantità di fedeli in S. Pietro, e in tutte le altre diocesi del mondo).

Non dovreste stupirvi che esseri diversi da noi possano nutrirsi di energia. Del resto anche noi per esistere abbiamo bisogno di energia, anche se questa in parte la ricaviamo da processi biologici per quel che riguarda il corpo, e dall’aria, l’ossigeno per quel che riguarda il sistema nervoso. Quindi di cosa stupirsi se esseri più evoluti di noi, possano nutrirsi direttamente dell’energia prodotta da noi. Studiosi di fisica quantistica, hanno ipotizzato che nell’universo potrebbe esistere una forma di vita fatta esclusivamente di luce. Un globo luminoso capace di modellare a piacimento la propria forma e comunicare attraverso la trasmissione del pensiero, oltre la capacità di spostarsi nello spazio alla velocità del pensiero.

E se non bastasse all’illusione di Dio, è stata aggiunta una ulteriore illusione: l’illusione basata sulla ricerca di un amore sublime. Anche qui, l’uomo non è capace di comprendere che quello che crede amore, altro non è che un irresistibile desiderio sessuale…. bisogno di accoppiarsi con l’altro sesso. (Naturalmente salvo eccezioni.)Una specie di droga che compromette la ragione, al punto di essere nella stragrande maggioranza dei casi l’origine di tutte le sofferenze, poiché fa compiere errori ed orrori, dato che in nome dell’amore si compiono i più efferati delitti da rovinare per sempre la vita delle persone. E nella migliore delle ipotesi, essere motivo di grande prigione esistenziale.

Questo spiega perchè i poteri occulti e quelli visibili istituzionali, a parole premiano e promuovono la famiglia. Mentre nei fatti si comportano all’opposto. Difatti per la chiesa e le istituzioni, la famiglia è l’unico vero fondamenta su cui si basa una comunità civilizzata. Mentre in realtà è una perfetta trappola da cui il potere riesce a controllarci e corromperci, usando il mezzo della privazione dei più elementari bisogni umani. Al riguardo nel mondo oltre i due terzi della popolazione mondiale vive sotto la soglia di povertà, e nei paesi cosiddetti ricchi a scialare sono sempre gli stessi….

Sarà per questo, che nei vangeli Gesù, esortò i popoli a crescere e moltiplicare. Non bastava la bibbia, il corano, e tanti altri libri religiosi che hanno la presunzione di raccontare le glorie di Dio e la sua magnifica creazione! Dovevano regalarci anche Gesù!! Lo scopo?? –Creare ulteriore confusione per meglio annebbiare la mente degli uomini. Lo so che tali convinzioni non mi renderanno simpatico, ma quasi mai quelli simpatici raccontano verità.

Anche in questo caso, è tutto visibile e documentato. Gesù, era solo un povero e confuso predicatore. Un predicatore come ce ne stavano a decine in quel periodo storico. E pur riconoscendo ad una prima lettura che i suoi insegnamenti sono seducenti perché fanno leva sui migliori sentimenti umani. Visto in profondità, la figura di Gesù, è una ulteriore piaga inflitta al genere umano già tanto tormentato dalla sua condizione biologica, che da sola farebbe rabbrividire il più superficiale biologo per quante sofferenza sa procurare il corpo umano. Tutto lascia credere che chi lo ha progettato, intendeva raggiungere lo scopo di infliggerci la massima sofferenza possibile. Si, perché anche se l’uomo vivesse nel migliore dei mondi possibili, la sua condizione biologica da sola è più che sufficiente a farle patire le peggiori sofferenze.

Come è arcinoto, con l’invenzione di Gesù nasce una nuova religione. Naturalmente in conflitto con tutte le altre. Mi chiedo se un cristiano si rende conto che anche un buddista è convinto che la sua religione sia la più grande, la più vera, e la più vicino a Dio. Le religioni sono invenzioni che si pongono lo scopo di dividere e creare odio tra gli umani. Difatti in nome delle religioni si compiono i più orrendi crimini. (Vedi le crociate, fino alle ultime guerre).

Naturalmente, i popoli come se niente fosse, continuano a procedere ognuno per conto proprio, convinti della superiorità della propria religione. Gesù come tutti gli altri “profeti”, non ha mai svelato una sola verità di ciò che è il mondo e i “demoni” che lo hanno creato; come tutti i profeti delle altre religioni, in estrema sintesi si è limitato a predicare che gli uomini devono amarsi, senza spiegare fino in fondo il senso più autentico di tale amore. Per esempio la giustizia uguale per tutti. Invece Gesù, rispetto a questo problema, si lavò le mani con la famosa frase: date a Cesare quello che è di cesare e a Dio, quello che è di Dio.

Gesù, predicava di porgere l’altra guancia. Ma non ha detto nulla contro coloro che derubano, affamano e massacrano milioni di persone con le guerre. Si, ha detto che è più facile che un cammello passa attraverso la cruna di un ago, che un ricco, entrerà nel regno dei cieli. “Si d’accordo, ma non ha tenuto conto che un ricco poteva farsi costruire un ago con una cruna abbastanza grande da farci passare anche un ricco ciccione.” Gesù, o meglio i vangeli riportano, subdolamente, che i credenti, dovevano ubbidire alle leggi dello stato e della chiesa. Per esempio, non ha mai parlato di vera giustizia, di, condivisione e quant’altro aiutasse i più deboli a rivendicare la propria dignità; non ha mai parlato neppure contro la schiavitù. Evitava accuratamente di mettersi contro Roma, come se ne avesse paura. Bell’esempio di ambiguità e doppiezza. Gesù ci ha lasciato l’insegnamento che fa bene ai padroni del mondo: i poveri conquisteranno il regno dei cieli, e gli “altri” scialano. Questi sono i fatti, poi ognuno può credere in quello che meglio lo gratifica.

Trovo inutile girarci intorno! Se l’umanità è stupida, la colpa è del suo creatore. Ma il creatore si sente in colpa per aver creato esseri tanto stupidi?? – La risposta è no, perché è esattamente ciò che serviva al suo scopo.

Questa umanità è davvero indescrivibile per quanta malvagità e indifferenza sa infliggere e infliggersi. Non sono io ad aver definito nel rapporto del censis 2008 che gli italiani sono poltiglia. Anche se va precisato che tutti gli altri umani sparsi sul pianeta, non sono migliori, ma solo diversamente addestrati. Controllati …. Forse è per questo che sembrano migliori. Ma va detto che è il sistema vita, così come è stato concepito dagli artefici ad essere malefico, dato che bene che vada, l’uomo è destinato a soffrire, fino alla “morte” del corpo fisico, e se non si renderà consapevole della sua vera natura, sarà sottomesso e soggiogato anche dopo ….. la “morte”.

Voi credete che i potenti, i preti, credono in Dio o in Gesù? – Solo le masse credono in tali trappole. Bush nell’ultima visita al papa, si rivolse a lui dandole del signore e non santità come avrebbe fatto un qualsiasi credente. Del resto non ci vuole un genio per capire che i potenti non credono in Dio semplicemente perché lo hanno inventato loro, o se volete i loro “demoni”. Diversamente come potrebbero sterminare milioni di persone in tutto il mondo infliggendo orrende sofferenze? –
Tanti parlano di risveglio, ma quanti pensate siano i risvegliati? – Quanti pensate siano consapevoli che è illusorio sperare in un evento esterno per liberarsi dei demoni che vivono dentro di noi?

I savi non sperano, non aspettano la manna dal cielo, non credono nei “segni celesti”; non confidano nella misericordia di Dio, e non credono nelle religioni. Tanto meno sperano di esseri liberati da presunti eventi, di cambi dimensionale e quant’altro ciclicamente ripetono a se stessi da sempre per lenire le proprie sofferenze, pur di non ammettere di vivere di illusioni. I savi, soprattutto non credono ai liberatori di qualsiasi genere e fede perchè credono esclusivamente nella loro anima, e nel regno dell’Oltre. Poiché solo attraverso la propria anima potranno scoprire gli inganni di questo mondo.

Coloro che sanno di essere anima, sanno di non appartenere a questo mondo. E solo se consapevoli di non appartenere a questo mondo potranno sfuggire agli artefici dopo il trapasso; e solo se riusciranno a sfuggirgli potranno raggiungere il luogo ove esistono le anime libere per combattere i demoni che hanno creato questo universo di morte e sofferenza, affinché abbia fine la schiavitù delle anime e l’universo stesso, per essere anime libere nel regno dell’Oltre.

Allora come liberarsi dalla schiavitù degli artefici?? – E’ possibile rendersi liberi per ricongiungerci con la nostra vera realtà?

I livelli di interferenza o schiavitù sono tre. Il primo è esercitato dagli artefici, o se preferite demoni o dei oscuri che hanno il potere di creare gli universi materiali per imprigionare le anime o se preferite il nostro vero essere in un corpo biologico.
Il secondo livello di schiavitù è esercitato da forze aliene che traggono da noi una fonte di energia. E pur risultando difficile da credere, anche loro sono vittime di più forme di schiavitù …. tra cui vittime come noi della catena alimentare. Qualcun’ altro più potente riserva loro lo stesso trattamento che loro riservano a noi. Naturalmente oltre ad essere schiavi degli artefici come lo siamo noi.

L’altra forma di schiavitù, la subiamo dai nostri simili, che possiedono la stessa spietatezza di esseri assetati di potere e di energia, almeno quanto le forze aliene contro di noi. Questi “demoni” che identifichiamo con diversi nomi, tra cui:illuminati, èlite e oligarchi, come tutte le altre forze malvagie sfruttano le nostre debolezze, il nostro bisogno di protezione, la nostra incapacità di renderci veramente consapevoli della nostra reale condizione.

Per essere veramente liberi, dobbiamo saperci liberare prima di tutto da noi stessi. Dai nostri condizionamenti, dalle false verità, dalle false credenze. Ma soprattutto dobbiamo liberarci dall’inganno di Dio con annessi e connessi. In definitiva liberarci dalle nostre paure. Perchè anche la paura come questa realtà è solo illusione poiché in ogni caso alla fine dovremo “morire”. Quindi paura di cosa se la nostra sorte è già scritta. Io in quanto anima non ho paura, perché nulla di ciò che è umano mi appartiene. Dunque nulla posso perdere di me in questa vita, poiché questa non è la mia vita, ma solo la mia prigione. Come si può provare paura di perdere ciò che non ci appartiene e per di più genera orrore?

E’ talmente vero che nulla di questo mondo porteremo nell’altra, vita Oltre l’anima.

Abbandonate l’idea che questo mondo possa migliorare. Nessun essere di questo mondo ha mai concretamente cambiato nulla. Questo mondo, questo universo, per come è stato concepito può solo peggiorare fino alla dissoluzione; per poi ricominciare un nuovo ciclo di esistenza.