lunedì 19 settembre 2011

Amedeo Modigliani


Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani, nasce a Livorno, il 12 Luglio 1884 in Toscana da una famiglia ebraica, quarto figlio di Flaminio Modigliani e di sua moglie, francese di nascita, Eugénie pitto. Amedeo aveva 3 fratelli, la famiglia di tradizione israelitica dopo che l’impresa di mezzadria del padre andò in rovina cadde in povertà.
Fin dall'adolescenza Modigliani, fu afflitto da problemi di salute. A 14 anni, Fu colpito da  un attacco di febbre tifoide, e due anni dopo si ammalò di tubercolosi. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressione, che colpì anche lui e alcuni dei suoi fratelli, che condivisero la sua stessa natura testarda e indipendente. 
Modigliani sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti che comunque non gli poterono concedere la possibilità di iscriversi ad una scuola per perfezionarsi nel disegno. Ma durante un violento attacco della malattia, riuscì a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, il grande Giovanni Fattori. 
Nel 1902 si iscrive alla Scuola Libera di Nudo dell'Accademia di Belle Arti a Firenze, dove studia i pittori "Macchiaioli" e gli impressionisti italiani, sotto la guida di Giovanni Fattori.
Nel 1903, Amedeo Modigliani si trasferisce a Venezia per studiare all'Accademia di Belle Arti. E in occasione della Biennale, incontra e familiarizza con i vari pittori francesi.

In seguito dopo un breve viaggio in Inghilterra, nel febbraio del 1906 arriva a Parigi dove prende in affitto un atelier a Montmartre, e li conosce tanti artisti tra cui Pablo Picasso, Max Jacob e Andrè Salmon. In seguito si trasferì a Montparnasse, dove incontra lo scultore Costantin Brancusi. Quell’incontro fece nascere in lui la passione per la scultura,  che incominciò a praticare sotto la guida di Branchi con sorprendenti risultati.

Nel periodo parigino, Modigliani, nonostante fosse sempre  in difficoltà economiche perché non riusciva a vendere le sue opere, conduceva una vita da vero bohémien, tra donne, alcol e uso di oppio. Ma per assurdo fu proprio in  periodo che incominciò a dipingere i primi ritratti con il viso e il collo allungato. 
Finalmente nel 1910, fece il primo importante passo per affermarsi come pittore. Difatti espone al Salon des Indépendents.  La critica lo accoglie con favore, anche se i sui dipinti rimasero quasi tutti invenduti. E forse fu proprio tale delusione ad indurlo ad abbandonare la pittura, anche se momentaneamente, per dedicarsi totalmente alla scultura. A quelle primitive forme arcaiche, sicuramente visioni provocate dagli effetti dei fumi dell’oppio, di cui faceva grande uso insieme ai suoi amici.

Il 3 dicembre 1917  presentò la prima mostra personale alla Gallerie Berthe Weill. Il capo della polizia di Parigi un perfetto conservatore e moralista, scandalizzato dai nudi in vetrina,  lo costrinse a chiudere la mostra a poche ore dalla sua apertura. Quello stesso anno, Modigliani ricevette una lettera da una ex-amante, Simone Thiroux, una ragazza franco-canadese, che lo informò di essere di ritorno in Canada e di aver dato alla luce un suo figlio. Modigliani non riconobbe mai il bambino come suo, sicuramente perché in quel periodo si innamorò di una pittrice alle prime armi di nome Jeanne Hébuterne, con la quale si trasferì in Provenza dopo che lei rimase incinta, e il 29 novembre 1918 diede alla luce una bambina, a cui diedero il nome di Jeanne.
Mentre era a Nizza, il suo amico Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti. Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi. Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti che sarebbero stati apprezzati come grandi opere d’arte.
I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool. Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l'uno dell'altro e di tutti e due assieme. 

Ma la vita sgretolata che conduceva, minò gravemente il suo fisico. I suoi amici preoccupati perché non si faceva sentire da diversi giorni, si rivolsero all’inquilino del piano di sotto al suo affinché controllasse l'abitazione. Trovò Modigliani delirante, immerso nella sporcizia e da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese di gravidanza. Venne convocato un dottore, ma c'era ormai poco da fare, poiché Modigliani soffriva di meningite tubercolare.

Ricoverato all'Hospital de la Charitè in preda al delirio e circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all'alba del 24 gennaio 1920. Alla morte di Modigliani ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri della comunità artistica di Montmartre e Montparnasse. Jeanne Hébuterne, che era stata portata alla casa dei suoi genitori, si gettò da una finestra al quinto piano, all'indomani della morte di Amedeo, uccidendo con sé la creatura che portava in grembo. Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise nel primo pomeriggio del 27 gennaio.
Jeanne Hébuterne venne seppellita il giorno dopo al Cimitero di Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia (che l'aveva fatta seppellire furtivamente per evitare ulteriori "scandali") concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani. La loro figlia di soli 20 mesi, Jeanne, venne adottata dalla sorella di Modigliani a Firenze.

Da adulta, avrebbe scritto una importante biografia di suo padre, intitolata: Modigliani senza leggenda. Jeanne morì nel 1984 a Parigi, proprio nei giorni in cui si discuteva sull'autenticità delle tre teste, cadendo da una rampa di scale in circostanze alquanto misteriose (qualcuno sospettò che fosse stata spinta, ma l'autopsia non venne effettuata e le indagini furono sbrigative).
Nel gennaio del 2011 sull'Osservatore Romano, in un articolo di Sandro Barbagallo, è emersa la vera storia del figlio illegittimo del pittore avuto dalla relazione con Simone Thiroux. Nato nel 1917 e morto nel 2004, si chiamava Gerald Thiroux Villette, divenne sacerdote e per tutta la vita è stato parroco della piccola chiesa di Milly-la-Forêt (Île-de-France).
I Critici d’arte e i biografi, per ragioni di mercato, quasi mai entrano nella vita intima degli artisti, per non  metterli in cattiva luce, e perchè nessun critico d’arte soprattutto se della stessa nazionalità, è disposto a mettere a nudo comportamenti che contrastano con i comuni valori umani. Ma questo non vuol dire che non lo faranno in futuro ….

Difatti la studiosa di storia dell’arte Maria Vescovo,  in un saggio dedicato a Modiglioni, riporta che era dedito a pratiche esoteriche. E osservando i suoi quadri con occhio esperto, si possono scoprire simboli inquietanti. Vescovo, ha scoperto che Modiglioni poneva spesso, accanto alla sua firma, il numero della Bestia dell’Apocalisse, il 666, e molti dei suoi scritti, celano simboli, numeri e lettere ebraiche. 

Per esempio, nei riccioli sulla fronte delle figure femminili, si nasconde il numero 6 e quando dipinge gli orecchini, questi sono sempre a triangolo, con al centro disegni che simboleggiano sigilli, (il sigillo di Salomone o Stella di Davide) che Modigliani ha volutamente "nascosto" nelle opere, per canalizzare una seconda lettura che doveva essere compresa da pochi…… ("Risk, arte oggi", periodico culturale - Settembre-Ottobre 1994, n. 14, pag. 11).

Un Modigliani che i semplici appassionati di arte, non conoscono. I riscontri sono moltissimi, e non certo casuali, si trovano in parecchie opere che possono documentare e confermare tutto questo, (R. Barbeau, Un prophéte luciférien, Léon Bloy, ed. Montaigne, Paris 1957).

Ho sempre amato l’arte di Modigliani perché nelle sue opere ho sempre percepito un messaggio nascosto. Naturalmente mi riferisco al Modiglioni del secondo periodo. Quando cioè ha incominciato a dipingere figure femminili con il collo allungato e gli occhi che richiamano figure egizie prive di pupille che sprigionano una luce metafisica a simboleggiare la natura non umana.
Ma come molti artisti, non è stato capace di vivere la sua arte con amore e lungimiranza; come tanti si è lasciato dominare dagli eccessi. E sono stati proprio gli eccessi che lo hanno portato alla morte a soli 46 anni. (Un suicidio bianco).

2 commenti:

  1. La vera storia di Amedeo Modigliani con la sua modella Elvira.

    La Parigi degli artisti, da Picasso a Renoir, da Cézanne a Matisse, la città della Belle Epoque, della mondanità e delle corse dei cavalli, dell’invasione tedesca nella prima guerra mondiale, ma soprattutto la Parigi di Modigliani coi suoi eccessi, la sua creatività, i suoi patimenti e la sua umanità, narrata attraverso la vita rocambolesca di una delle protagoniste di quel periodo, Elvira la Quique, che di Modigliani fu modella e amante. Carlo Valentini, giornalista Rai, propone con “Elvira, la modella di Modigliani” (Graus editore) una biografia-romanzo in cui si ripercorre tutta l’avventura artistica e personale di Amedeo Modigliani, ricostruendo il legame che unì il pittore alla modella di alcuni dei suoi celebri nudi, allo stesso tempo casti e ammiccanti.
    Attraverso Elvira, eroina quasi inconsapevole di una delle stagioni più esaltanti della recente storia artistica europea, l’autore, con stile stringato, quasi da reportage giornalistico, ci conduce nel cuore della Parigi bohemienne, ci fa conoscere i suoi abitanti poi divenuti famosi e ci guida in quelle irripetibili atmosfere in cui si intrecciavano libertà e gioia, frustrazioni e amarezze, illusioni e disillusioni, amori e tradimenti. Si tratta di una riproposizione della vita artistica di Modigliani da un’ottica assai originale che attinge anche a documenti inediti e che conferma come spesso la genialità nel mondo dell’arte venga riconosciuta solo dai posteri, non a caso l’artista morì di stenti mentre l’8 novembre 2006 la casa d’aste Sotheby’s ha aggiudicato a New York un suo quadro per 31 milioni di dollari.

    RispondiElimina
  2. Ti ringrazio della bellissima illustrazione di un artista del valore di Modigliani. Da giovane ero talmente affascinato dal suo stile e dai suoi colori, che non nascondo di aver riprodotto parecchie sue opere. Tele che non facevo in tempo a terminare ed erano già vendute. Quindi come dire ..... con me sfondi una porta aperto. Io Modigliani lo porto nel cuore da sempre.
    Purtroppo è vero e fa tristezza sapere che gli artisti più sono autentici e geniali e maggiori sono le delusioni e le sofferenze. Questo perchè quasi sempre, la loro arte è in anticipo sui tempi.
    Nonostante trovo esagerato che un’opera d’arte divenga con il tempo un cimelio dal valore gonfiato a dismisura per ingrassare collezionisti e affaristi, che più che l’arte amano il profitto.
    Un opera d’arte dovrebbe essere patrimonio dell’intera umanità e non chiusa in una camera blindata. In questo modo si eviterebbe che artisti improvvisati … costruiti a tavolino del tutto privi di vero talento possano chiamarsi artisti. Come per esempio secondo il mio modesto parere: Mark Rothko. A tutto dovrebbe esserci un limite.
    Penso anche che nessun prezzo possa eguagliare ciò che quell’opera ha rappresentato per l’artista. Come sono convinto che nessuno possa possedere un’opera d’arte oltre l’artista che l’ha creata. Coloro che comprano in realtà non sanno cosa hanno comprato, a parte ciò che vedono sulla tela e quanto potranno ricavarci quando decideranno di rivenderla.
    Ti ringrazio del commento.

    RispondiElimina

I commenti sono sottoposti a controllo.